Quando Julian Shaw vide per la prima lo spettacolo di Pieter Dirk-Uys, restò letteralmente folgorato. Giovanissimo, appena quindicenne, il ragazzo sapeva che, in qualche modo, quello show – e quell’uomo che, da solo, reggeva l’intera scena - avrebbero cambiato la sua vita. Uys, un famoso attivista anti Apartheid prima e, in seguito, attivista per la lotta contro l’Aids, è divenuto uno dei personaggi più noti del Sudafrica portando in giro il suo spettacolo itinerante, in cui è l’alter ego della "donna bianca più famosa del Sud Africa", Evita Bezuidenhout. Nel suo show Pieter mette a nudo il ruolo di censura e insabbiamento dei dati relativi alla vera entità del problema Aids a opera del governo africano, e lo fa per bocca (sporca di rossetto e contornata di rughe) della bella Evita Bezuidenhout, un personaggio talmente riuscito da diventare presto icona nazionale. Uys ha presentato il suo show gratuitamente a un milione di studenti, nel tentativo di informare con l’intrattenimento e la satira laddove la censura di governo non permette di arrivare. Il documentario, di cui Shaw è scrittore e regista (in cui compaiono anche l’arcivescovo Desmond Tutu e Nelson Mandela, entrambi premi Nobel per la Pace), segue l’attività dell’attore australiano lungo le varie tappe in Sud Africa, alternando momenti clou dello spettacolo a ritratti della vita e della personalità del comico, senza trucco e fuori dalla scena. Un resoconto della vita di Pieter, che parla della propria famiglia ebrea/afrikaan, ispiratrice della sua vena creativa, e offre delle riflessioni illuminanti sul suo presente e sul passato, osservando ad un certo punto che "nessuno sa niente di me, nessuno sa niente della mia vita privata e nessuno viene a casa mia con una cinepresa - tranne te".